De Bestiarum Naturis 875 – il Canaro di Jarry

Quando, l’anno scorso o poco più,

alcuni studiosi che credevo seri e preparati

mi portarono trionfanti a casa loro

a vedere il Canaro di Jarry,

restai molto deluso. Molto.

Non solo, nell’aspetto,

quell’uccellino aveva pochissimo di Patafisico,

se non per quella linguetta che ogni tanto

estrofletteva in modo ridicolo

e che – ma con un certo sforzo! -

poteva anche sembrare una piccola Giduglia,

ma ero deluso soprattutto

dal fatto che il Canaro fosse completamente

di carta e quindi muto.

E io invece ricordo bene

che cos’è una stanza quando un uccellino

vi canta all’interno, chiamando chissà chi.

Improvvisamente tutto lì dentro

si anima del senso della vita,

che è la sorpresa malinconica.

Ricordo addirittura il giardino e il suo frastuono,

di decine di pappagalli quella volta,

e più ancora la serra

dove d’inverno venivano chiusi:

entravi e sembrava di essere nella jungla,

posto dove, di solito,

la Patafisica matura improvvisa

e dove la nostra malinconia

prende sempre forme inaspettate.