De Bestiarum Naturis 874 – il Ventaglio

In quella grande stanza afosa e piena di gente,

la musica sembrava quasi una cosa fresca,

un sollievo insperato.

Nonostante quella calura appiccicosa, dunque,

iniziammo a ballare.

Prima timidamente, e in pochi, poi con più slancio,

come se volessimo - io per ultimo, come sempre -

 costruire testardamente quella gioia di essere vivi

che forse era ancora possibile avere,

e di cui comunque tutti ci ricordavamo ancora.

Ballavamo muovendoci insieme,

come se potessimo far scivolare via, insieme al sudore,

gli errori in cui siamo tutti bloccati, spalla a spalla,

e potessimo allontanare le tristezze immense

che ci aspettano.

Quasi subito, qualcosa si mosse sopra le nostre teste,

qualcosa di veloce e leggero,

qualcosa di semplice, e forse di vivo.

Lo  vedo risalire ancora, e subito scompare

riaffiorando un po’ più in là.

Poi più nulla, per qualche secondo.

 

 

Ecco, ora ne vedo un altro,

e un altro ancora, e ancora...

ormai riescono a rimanere in aria

con le loro acrobazie velocissime.

Sulle nostre teste adesso vola un intero,

miracoloso stormo di Ventagli,

che danza in mezzo a noi,

e crea un vento di primavera,

che ci rinfresca e, appena in tempo,

ci salva.

E io per ultimo, come sempre.

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