De Bestiarum Naturis 783 – il Punto Preciso di Bergson 

Il lavoro artistico è così libero, così disinteressato

(non ridete!)

che nulla dovrebbe essere in grado di fermarlo.

Eppure, è capitato a tutti i creativi

di vedere chiaramente e improvvisamente

che a un certo punto l’opera non può più andare avanti:

molti dicono che ciò accade

quando l’opera è proprio finita,

(qualunque cosa pensi l’artista),

che è perfetta così,

che aggiungere qualsiasi altra cosa

sarebbe sbagliato o. peggio, inutile.

 

Invece, la cosa è molto più semplice:

senza preavviso e senza farsi notare,

il famoso Punto Preciso di Bergson

si è posto dietro le spalle dell’artista,

osserva il suo lavoro da intruso

e già comincia a emettere un certo brontolio

che tutti riconoscono come una critica,

un’alzata di spalle o una risatina di compassione.

L’artista, a quel punto,

pieno di una rabbia silenziosa e imbarazzata,

interrompe l’opera e,

fingendo prima un ultimo sguardo contemplativo,

 la butta in una cassapanca, dimenticandola.

 

Come spiegare, però, che l’artista dopo qualche tempo

- e sicuro che il bergsoniano non sia più nei paraggi -

riapre poi la cassapanca,

fruga frenetico tra i mille disegni,

riprende in mano l’opera perfetta,

e, insomma, ci lavora sopra di nuovo?

Come spiegarlo, se non

perché a noi umani

manca sempre qualcosa?