De Bestiarum Naturis 810 – Il Cigno Ferito

Tutti proviamo almeno una volta

quella fase della vita detta “la Trafittura”,

nella quale gli sguardi o le posture

- in certe condizioni di calore e di intenzione -

 diventano potentissime armi e frecce.

Attraversando gli occhi dell’uno

questi dardi fiammanti colpiscono il corpo, il cuore

o, più precisamente, il cervello dell’altro essere.

È così che si produce immancabilmente

il fenomeno universale dell’Innamoramento.

Fenomeno visibile in mille belle immagini

in poesie infinite e in profondi testi filosofici,

e che riguarda tutti i viventi per quanti sono

e in ogni tempo, per quanto antico;

tanto che si può dire che tale sentimento

- in una grande giostra di cerca-trova,

prendi-lascia, rincorse e ritrovi d’amore -

ci spinge tutti a vivere, ci fa muovere, cercare,

ci consola, ci incoraggia, ci guarisce

facendoci respirare a pieni polmoni

fino all’ultimo momento di vita

come se fosse il primo.

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Il giovane Giacinto da Rimini

accenna a tutto ciò nella breve lettera

che nel 1535 scrisse alla bella Cesarina:

“Ferito son io acerbamente

dalle crudeli saette d’amore,

Nobilissima, e Dolcissima Madonna,

che se con queste poche parole

io non havessi mandata fuori

la mia ardentissima passione,

senza dubbio l’empia morte s’appropinquava

per troncare il filo della mia miserabil vita.”

E negli stessi anni Aristeo,

gentiluomo di Pavia,

infine confessa alla sua Silvia:

”Forza non è al mondo,

nobile et eccellente Madonna,

che superata non sia

dall’arme crudelissime d’amore”.

 

https://dn790000.ca.archive.org/0/items/emblemataamatori00ayre/emblemataamatori00ayre.pdf