De Bestiarum Naturis 802 – il Cantante

 

Quando il signor Lorenzo,

- ormai anziano e senza più un soldo -

la domenica veniva a casa nostra

per un aperitivo,

spesso restava anche a pranzo.

Non volevamo, infatti, che interrompesse

il racconto di una delle avventure che gli erano capitate

in vent’anni di vita dandy e spendacciona.

Per esempio, di quando la sua Jaguar

nuova fiammante

gli fu distrutta dal suo stesso yacht

caduto, senza alcun preavviso,

dal grande argano a cui era appeso

per una riparazione in cantiere;

o di quando la sua Ferrari,

sorprendentemente in ritardo,

rimase a metà strada, spezzandosi di netto,

 tra un pontile di Laveno

e il traghetto che avrebbe dovuto imbarcarla.

Restava dunque anche nel pomeriggio,

con tutti noi intorno ad ascoltarlo in salotto,

 fino a quando, giunta la sera,

era ormai impossibile mandarlo via

senza prima chiedergli se, per caso,

fosse libero di restare per cena.

Era sempre libero.

Con il passare degli anni, però,

gli venne a mancare l’allegria

e non perché le storie fossero finite

o ne fosse alla fine umiliato,

oppure perché,

 si fosse sentito a poco a poco troppo solo

in quella grande famiglia non sua.

No, il cruccio del signor Lorenzo

era che non sapeva come ricambiare

tutta quell’ospitalità, e quei sorrisi

che suscitava, le risate e...l’attenzione.

Certo, l’attenzione!

L’attenzione verso la sua vita inconsapevole

che, ormai, non avrebbe mai più avuto altri testimoni.

Ecco dunque che una sera,

pieno di gratitudine e commozione,

il signor Lorenzo tacque improvvisamente,

inspirò tutta l’aria che poté

e cominciò a cantare a squarciagola

- con un’imprevedibile voce tenorile -

una bella canzone di Gino Paoli,

proprio quella che, come sapevano tutti,

 mia madre adorava.

Mentre cantava, il signor Lorenzo

s’espanse come un pallone,

prese fisicamente tutto il salotto,

con noi stretti in un angolo

ad occhi spalancati

e, illuminato da un faro di teatro,

 aprì le braccia come in un volo.