De Bestiarum Naturis 574 – l’Idra e Di Lernia

Non ne ho mai parlato con nessuno,

figuriamoci scriverlo…

ma io ero l’amico dell’Idra.

Posso dire, a mia discolpa,

 che non me ne rendevo conto?

Che non capivo nulla di ciò che vedevo a quattordici anni?

Posso dirlo, certo, ma non riesco a dimenticare.

Non dimentico le risate cattive e sguaiate, scioccanti,

le quotidiane cantilene, infinite,

sempre più sottili e velenose.

Felice di non essere sulla linea di tiro,

insensibile alle lacrime del piccolo,

fragile Di Lernia

rannicchiato sul banco pieno di insulti,

gli occhiali appannati, la rabbia impotente,

circondato dal disgusto delle ragazze.

Sono stato amico del bullo:

chi dunque potrà mai perdonare

l’aria malata che mi circondava?

Perché l’Idra era fatta di alito pestilenziale,

di mal’aria, vapori velenosi

e di acida afa soffocante:

una bestia quasi meccanica

le cui teste fumose, piccole ciminiere mobili,

si biforcavano in imprendibili

persecuzioni malate.