De Bestiarum Naturis 561 – la Famosa Belva di Milano

La Famosa Belva di Milano,

in questi stessi giorni di 230 anni fa,

negli stessi luoghi in cui la disegno,

uccise per primo il piccolo Giuseppe Antonio Gaudenzio,

mentre cercava nel bosco la vacca di famiglia.

Poi toccò a Carlo Oca, di otto anni,

che fu divorato sotto gli occhi dei suoi amici,

i quali descrissero il Mostro come un grande Cane Misterioso,

un po’ diverso dal lupo, e solitario.

Bella-Bocca, che era già più grande,

le sfuggì per un pelo,

ma altri vennero poi divorati.

Per la gran fame e la ferocia, la Belva non si accontentava

solo di "oche, dindi, polli e di qualche porcellino".

Voleva i bambini.

Gli uomini, impazziti di dolore e rabbia,

organizzarono battute di caccia,

trappole, barriere, fuochi. 

Il premio per chi l’avesse presa o uccisa

era di 150 zecchini,

a cui si aggiunse la promessa di grandi regali

da parte dei Borromeo, dei Litta, dei Crivelli, dei Castiglioni ecc.

In tutta Milano, nei paesi

e nelle cascine a nord-ovest della città

furono affisse immagini, spesso fantasiose, della Belva

per avvertire del pericolo, per incitare i cacciatori,

per scacciare il demonio, organizzare preghiere

ma ...niente.

La Belva sfuggiva magicamente agli spari,

sembrava presagire gli agguati,

si nascondeva per giorni e riappariva alle spalle dei cacciatori,

fuggendo a velocità mai vista.

Poi, dopo alcuni mesi,

semplicemente scomparve nel nulla,

così com'era arrivata.

Per settimane gli uomini continuarono

a cercarla, ad andare in giro con lo schioppo,

soprattutto nei boschi e di sera.

Per settimane i bambini

vennero tenuti ancora al riparo,

ma alla fine ci si convinse: il mostro se n’era andato

e, forse, era addirittura morto, chissà!

Non lo si seppe mai, perché non fu mai trovata

né la sua tana nei boschi, né una sua traccia o la carcassa.

Niente.