De Bestiarum Naturis 264 – la Zia Maria T.
La zia Maria era la persona più strana
che avessi mai visto da bambino.
Non che ne avessi già viste molte,
ma certamente quella nobile signora,
vestita di nero, alta come un gigante
e magra come una malata,
era una donna sorprendente.
All’inizio, quando veniva a trovarci,
la confondevo sempre con una
delle tre sorelle di mio nonno
ma pian piano capii che le tre zie
facevano tutto insieme:
tre vecchie signore, tre tazze di thè,
tre borsette dell’800,
tre retine nere sul viso
e sei commessure arrossate di labbra.
Tornando alla zia Maria, comunque,
se era strana la sua imponente magrezza
e la sua postura “a torre di Pisa”,
la sua voce mi faceva sobbalzare di paura:
non era umana, era la sirena di un piroscafo,
l’ululato di un lupo tra le nevi,
il tonfo cupo del maglio dell’alfa romeo
al di là del giardino,
l’Upupa Quadrupede senza cibo,
la voce di una triste Balena Stralunga
o, meglio, quella di un vento da bufera
senza la bufera.
