De Bestiarum Naturis 155 – l’Orbivoro

Fin dall’antichità, fin da prima del Fisiologo,

quando gli umani vivevano in grandi imperi isolati

o in piccole tribù nascoste e armate,

fin da allora adoravano l’Orbivoro.

Grande e grossa com’era, potente, invincibile

questa bestia li proteggeva dal brutto tempo,

costruendo ripari di pietra e soffiando altrove le nuvole;

dagli animali pericolosi, spargendo veleni e costruendo recinti;

dalla fame, sterminando qualunque animale ovunque vivesse

e imprigionando le piante all’ingrasso;

dai terreni difficili, togliendo radici, fiumi, montagne

e dalle lontananze, costruendo lunghe strade piatte e ponti ricurvi.

Gli uomini lo ringraziavano con migliaia di grandi fuochi notturni

i cui fumi restarono in cielo per secoli.

L’Orbivoro lasciò che gli uomini arrivassero dappertutto

bruciando incensi, spezie e intere foreste,

fino a quando, sfiniti, arrivarono all’ultimo orizzonte.

Solo allora qualcuno di loro cominciò a dubitare

che, per tutto quel tempo,

il Dio-Bestia non avesse fatto altro che preparare

il suo gran pasto finale.