De Bestiarum Naturis 132 – il Rompighiaccio
I motori della grande bestia urlarono,
come se risuonassero nelle caverne di Vulcano
e volessero sfondare le pareti di sottocoperta,
dove i cuochi giocavano a carte.
Fuori, una lastra di ghiaccio si spezzò di schianto,
trasformandosi prima in crepaccio e poi in una montagna.
Tra scricchiolii sinistri e voli improvvisi di schegge,
questa sprofondò solo a metà e,
girandosi per il peso su se stessa,
ondeggiò sugl’immensi spruzzi neri delle onde
e si schiantò esattamente là dov’era
prima della grande spinta, immobile.
In quell’istante, la Bestia capì
che il mondo di ghiaccio sopra cui viaggiava da anni,
e che riusciva a crepare non molto meglio
di come le formiche crepano talvolta i muretti dei campi,
quell’universo gelido e pietroso,
richiudendosi, l’aveva circondata.
E il resto, tutto il resto, divenne inutile.
